mercoledì 29 settembre 2010

generazione di fenomeni

Ben due mesi di assenza da questo mio personalissimo spazio e devo dire che nonostante tutte queste nuove piattaforme sociali a cui dar conto, questa è quella che sempre tendo ad abbandonare prima di altre ma che mi dispiacerebbe più di tutte perdere. perchè mai direte?! è molto semplice...il futuro ci impone di essere sempre più sintetici...dopo i blog si sono sviluppati mezzi molto più veloci e meno impegnativi a livello dialettico che ovviamente sforzano decisamente meno la mente. è subentrato Facebook in cui a prolissi articoli possiamo benissimo sostituire brevi commenti a cui la gente può dare un feedback anche più immediato e a sua volta molto poco impegnativo: il "mi piace"! a Facebook poi si è aggiunto Twitter che ci porta quasi obbligatoriamente a dimenticare qualsiasi regola grammaticale per riuscire a far entrare i nostri "mini" pensieri in soli 140 caratteri cinguettanti.
Io sono come sempre un critico e una vittima di questi tempi che corrono ma comunque a volte trovo anche io il "momento silenzio" in cui fermarmi a pensare e perchè no a scrivere. così mi rendo conto che infondo sono felice di far parte di una generazione di mezzo, quella che è cresciuta andando a giocare nel cortile degli amichetti dopo aver citofonato al loro portone, ma che ha anche approcciato le prime volte con l'altro sesso grazie agli sms. quella che insomma nonostante il progresso è riuscita a viversi la sua età con il romanticismo del caso.
Ora, non voglio certo negare che tutti gli stumenti di cui usufruisco non mi piacciano, ma mi rendo conto che alle nuove generazioni manca quel pizzico di spirito critico che ne deriva dall'essere stati presenti all'evoluzione di suddetti strumenti. ciò che consegue a questo progresso così rapido è appunto il sentimento di lontananza quasi incolmabile fra generazioni molto vicine. Perchè alla fine da sempre il cambio fra generazioni è avvenuto grazie alle scoperte o invenzioni innovative che cambiavano gli stili di vita, ma fino a quando avveniva ogni 20 anni la cosa era piuttosto normale. ora invece ci troviamo di fronte a una realtà che cambia senza sosta e per cui pochi anni possono valere un'eternità!
La cosa simpatica è che se la mettiamo così, mi trovo spesso a fare discorsi decisamente da "vecchia", ma ad essere considerata dalla società attuale ancora una bambocciona e quindi una persona non in grado di poter fare discorsi da vecchia dato che non in grado di trovarsi un lavoro decente nè di poter pensare ad un futuro prossimo venturo.
così che utilizzo il mio CARO VECCHIO SPAZIO BLOG per dilungarmi come non è più di moda e per sfogarmi verso tutti quei giovani così dannatamente anni 80 versione classe 1992 che ci stanno rubando il posto di "giovani".....anche se forse me la dovrei prendere di più con chi ci sta negando il nostro legittimo posto di "adulti"!!!


venerdì 23 luglio 2010

VJ artisti mancati!

Oggi leggendo la notizia che l'ultimo superstite della stirpe dei vj, riciclato ultimamente fra gli opinionisti di Xfactor, Carlo Pastore ha deciso di intraprendere la carriera da cantante, mi sono andata a rivedere un pò di video di altri ex vj che prima di lui avevano già tentato la strada della star! come dice giustamente un blog di musica che leggo spesso: può essere che passare troppo tempo in mezzo a musica di merda li spinga a inconsciamente a riprodurla, o semplicemente sono stufi di stare dall'altra parte dl microfono a invecchiare intervistando gente senza talento. ma purtroppo accorgersi che la gente intorno a te non ha talento non ti regala automaticamente doti che non hai...altrimenti tutti i critici sarebbero artisti!
E ripercorrendo la strada di queste povere vittime del fallimento di Mtv mi sono accorta come gli stili musicali di moda siano cambiati e di come nonostante tutto i vj vecchi e nuovi siano stati uno specchio delle mode giovanili.
iniziamo per uno dei pionieri che assieme ad Andrea Pezzi (che dopo qualche programma in rai che guardavo solo io, è definitivamente scomparso dalla tv) e Daniele Bossari (erede di Giorgio Mastrota, colui che riesce a trasformare qualsiasi cosa in un gigantesco flop televisivo) è stato la faccia della tv musicale per eccellenza che arrivava dagli Stati Uniti e che gli italiani volevano a tutti i costi sostituire con VideoMusic colpevole di non essere abbastanza "cool"!
lui è Enrico Silvestrini, che ora si è dato definitivamente alle fiction poliziesca (che esige 3 semplici espressioni del volto: sorpresa, rabbia e tristezza con il bonus di qualche lacrima se muore un collega) dopo qualche mucciniano tentativo nel cinema. nel mondo della musica si faceva chiamare SILV3RMAN e questo è il video Battlefield




il video non è un granchè, una via di mezzo fra i cartoni dei Gorillaz e quelli degli 883. ma a pensarci bene forse Enrico è quasi meglio come cantante che come attore! dovrebbe riprovarci...chissà che ora con il brizzolato non abbia più successo ;)

Il secondo che ho trovato nei meandri di youtube appartiene alla seconda generazione di vj, cioè quella di Cris & Cris, Marco Maccarini, Victoria Cabello, che in fondo non è stata un'epoca sfortunata dato che la persona di cui vi mostrerò il video, attualmente direi che ha un buon lavoro stagionale e ben retribuito: è specializzato in cinepanettoni! avete capito di chi sto parlando?! no, non Paolino...ancora prima c'era il mitico Nongiovane, colui che ha portato la bruttezza in televisione e al cinema. e questo è il suo pezzo Orange, cantato accompagnato dal suo gruppo, i C.D.E.




come ci si poteva aspettare da lui, un video molto brit-vintage e dal ritornello stupido (I'd like to be in NY but I'm in California) ma abbastanza tormentone. e non ha neanche una voce così fastidiosa come mi aspettavo. non capisco proprio come non abbia sfondato nelle classifiche. se proprio dovessi scegliere 100mila volte questo pezzo che un solo secondo dei Lost o dei Broken heart college...proprio non capisco come va il mondo della musica! :(

Prima del fallimento totale della tv dalla M maiuscola (per modo di dire) c'è stato un momento di confusione in cui alcuni vj di altre televisioni sono approdati verso la più commerciale, come se ci fosse un presentimento al fatto che la musica si stesse omologando in un orribile vaso di Pandora da non aprire assolutamente. uno dei simboli della diaspora fu Alessandro Cattelan che ha poi resistito fino agli ultimi sospiri affannosi di Mtv italia e che nel 2006 tirò fuori questo pezzo Il danno (assieme ad un altro tipo molto più bravo di lui)




è un pezzo pseudo-rap del filone "cattivo" di cui sembra Fabri Fibra abbia poi seguito le gesta ma con maggior esito. parla del mondo della musica e dello spettacolo quasi della serie "ma dove andremo a finire", sintomo di una crisi che avrebbe lasciato col culo per terra persino lui!

infine, ma non per importanza, abbiamo la kikka, colui che non ha voluto accettare il licenziamento da Mtv proprio nel momento in cui cominciava ad avere una leggera notorietà ed ha deciso di trasformarsi in critico musicale in un talent show in cui probabilemente avrebbe voluto partecipare. vi lascio con il suo video Siamese Smile accozzaglia di ovvietà tipiche dell'ultima generazione made in Mtv, il pezzo del suo gruppo, i WEMEN non è malvagio ma sicuramente sarebbe uscito meglio se non l'avesse cantato lui. a parer mio la peggior performance fra i 4....e ce ne vuoleeeee!!!!
ps: e lo dice una che aveva un debole per Carlo Pastore quando faceva solo il suo lavoro! ;D


lunedì 19 luglio 2010

Consigli da emigrante

Viaggiando molto ci si affeziona a molti luoghi: case, strade, piazze ma soprattutto posti dove si passa il tempo divertendosi e di solito mangiando o bevendo.
Dato che negli ultimi anni non mi sono fermata un attimo nello stesso posto per più di 6 mesi ne approfitto per stilare una mia personale lista di posti interessanti in giro per l'Europa da me vissuta...da cui poi tutti potranno prendere spunto per le proprie vacanze o esperienze all'estero.

Partendo dalla mia città natale nelle Puglie o il tacco d'Italia (come dico sempre agli spagnoli per spiegare da dove vengo), a Trani consiglierei "La taverna dei suoni" in vico maria ciardi nei pressi del porto che è un posto dall'ambiente simpatico e nonostante sia poco luminoso e senza finestre è abbastanza accogliente. è a gestione famigliare e per questo si mangia discretamente a prezzi accessibili ed è l'unico posto in città in cui potete trovare la birra maltese Cisk, che non è una delle più famose ma per chi ha dei bei ricordi di qualche calda estate a Malta può far piacere ritrovare. Sempre a Trani un bar un pò più sofisticato e dall'ambiente leggermente alternative è il "Korova" in via G.Bovio 151 nei pressi della posta centrale. sempre molto frequentato dalla gente del posto durante la stagione invernale offre serate di djset abbastanza esclusive, l'unica pecca è lo spazio ristretto.

Ad Urbino, città patrimonio dell'UNESCU, nelle Marche, dove io ho trascorso ben 4 anni della mia vita, mi sentirei di consigliare sicuramente "la taverna degli artsti" in via Bramante 52 (non farsi scoraggiare dalla salita), ristorante e anche pizzeria, dove si mangia bene e a buon prezzo, con un servizio molto molto simpatico. attenzione ai periodi di lauree in cui ci si potrebbe trovare fra il caos di più di una festa. Dopo cena non dimenticare di fare un salto al circolo "ACLI" che assolutamente nulla ha a che vedere con l'Azione Cattolica, è solo il nome del luogo ma è gestito da ragazzi che organizzano serate di concerti, jam session e djset che sono l'unica via d'uscita alle serate in discoteca. il posto oltretutto è molto bello, lontano da vicini molesti e con un grande giardino chiuso fra mura mediovali.

A Bilbao ho passato 8 mesi che sono sembrati 10 anni, da un lato mi sembra di non essermene mai andata e dall'altro ho sempre la speranza di tornarci. nel trattempo consiglio a chi ci capiterà anche per sbaglio (come spesso capita agli italiani in Spagna che non conoscono le meraviglie del Pais Vasco), il "Kafè Antzokia" in calle san Vicente 2, che è in assoluto il mio posto preferito. è un ex teatro (come dice appunto il suo nome in lingua basca) ora adibito a bar-ristorante di giorno e locale e spesso anche sala concerti di notte. si erge su due piani con un palcoscenico molto spazioso, il fine settimana si fa sempre un pò di fatica ad entrare soprattutto sul tardi ma per chi apprezza gli ambienti "rock" è una gran occasione di divertimento. la cosa tipica del posto è che quando sta per chiudere mettono su pezzi tradizionali baschi così la gente va a casa più felice ;)
Un altro locale abbastanza rock è l'"Azkena" in calle ibanez de Bilbao 26, più ristretto del precedente ma più o meno con lo stesso tipo di gente. Infine, anche se non sono un'amante delle discoteche vi consiglio di non andar via senza farvi un sabato alla "Fever" in via Santana 27 a Bolueta, un paese vicino a Bilbao ma raggiungibile facilmente con la metro (il sabato aperta tutta la notte) 1 o 2 direzione Etxebarri. è una discoteca enorme con varie sale in cui trovare ogni tipo di musica, da non far rimanere scontento nessuno!


A Malta ho scorazzato 4 mesi e mi ricordo benissimo i buonissimi mojito del "Mojito Bar" in 138 Tower road (Sliema) giusto sotto un albergo molto low cost (Hotel Europa) che si affaccia sul lungomare di Sliema. Per le serate a Paceville invece consiglio a chi voglia fuggire dalla leggera tamarraggine dei maltesi del sabato sera o un bottellon sulla spiaggia o il locale "Coconut" in 17 Wilga Street (Paceville), che si distungue un pò dagli altri per la musica rock anche se a volte troppo scontata!










Dei miei 6 mesi a Madrid ci sarebbe da parlerne parecchio ma tenterò di riassumere le serate poco lucide in consigli brevi. Da non perdere come bar relax "El jardin secreto" in calle de san bernardino 22 nei pressi di Plaza de Espana. l'arredamento è curato nei minimi dettagli in stile folletti del bosco e ha una gran varietà di tè caffè e cioccolate (altro che starbucks). attenzione ai prezzi abbastanza alti anche per i canoni di Madrid e all'affollamento, in alcuni momenti della giornata potreste aspettare un tavolo più di 30 minuti.
Per l'aperitivo nella zona Sol è pieno di posti che fanno offerte 2x1 che dati i prezzi madrileni tornano sempre utili. se siete alla ricerca di posti in cui trovare stranieri passate dal mega pub irlandese"O'Connell" in calle espoz y mina 7, strada in cui dovrete essere bravi a fare lo slalom fra i pr dei locali con la loro collezione di flyer.
Per la cena Madrid potrebbe prosciugarvi il portafogli quindi io consiglio di andare in posti meno tradizionali e più low cost (per carità non Mc'Donald o Burger King...non voglio che vi intossichiate ancor prima di bere il calimocho) come "Fresco" che è in vari posti ma il più centrale è in una traversa di calle Arenal (zona Sol) in cui con 10 euro puoi mangiare quanto vuoi e puoi riempirti il piatto quante volte vuoi. della serie "il paradiso degli ingordi!". oppure accontentarsi di una dieta un pò più monotona e ingozzarsi di montaditos (piccoli panini a 1 euro circa della grandezza di un dito MONTA-DITO) da "100 montaditos" ovunque a Madrid, impossibile non trovarli, ma il più centrale forse è quello in calle Montera (famosa per altro che montaditos eheheheheh).
Dopo cena da vedere assolutamente un locale regno della movida madrilena: la "Sala Sol" in calle de los jardines 3, una traversa di calle Montera. un locale enorme aperto fino alle 7 del mattino in cui in settimana si possono trovare esibizioni live mentre nel fine settimana solitamente mette su musica funky ma molto alternative. l'entrata è 9 o 10 euro e solitamente a seconda dell'orario bisogna affrontare una fila abbastanza consistente, ma vi assicuro che vale la pena! Un altro locale del giro alternative ma più stile british è invece nella zona Tribunal, precisamente in calle de Velarde 18 e si chiama "La via Lactea". se invece vi trovate in zona Huertas c'è un locale molto carino il cui nome è tutto un programma: "mi madre era una grupie" in calle de santa Polonia 5.

Ultima tappa (per ora) è Malaga e qui posso consigliarvi un buonissimo posto per assaggiare tapas di tutto il mondo, si chiama "Gato con bota" in calle Santiago 6, una piccolissima traversa della più famosa calle Granada. ha giusto due tavolini fuori ed è un pò stretto fra due palazzi ma si mangiano cose squisite e a buon prezzo, specie per chi è vegetariano come me e in Spagna ha qualche problema con le tapas. vi consiglio la tapa di Israele anche se ancora non ho ben capito cosa c'era dentro eheheheh!
se poi volete una pizza vi consiglio la miglior soluzione qualità prezzo di tutti i tempi: 2,90 euro una pizza della grandezza e spessore italiano, anche se cucinata da due arabi "los 2 calvos" in calle Frailes (zona El Elejido). Per il post cena invece i miei consigli cadono sempre sul rock e sul british: il "Viva le rock" in calle de Josè Denis Belgrano 19 e il "Velvet" in una traversa di calle Mendez Nunez. i due non hanno un bellissimo aspetto da fuori ma dentro sono abbastanza accoglienti, sicuramente lo saranno di più quando la legge anti-fumo sarà applicata! in più sul tardi, sempre da quelle parti c'è un locale che ogni giorno dà concerti dal vivo: lo "ZZ Pub".
Il posto comuqnue in cui dovete andare se cercate la vera movida è una piccola piazza quasi impossibile da trovare per caso perchè nascosta fra le stradine del centro storico: Plaza Mitjana.










E qui finisce il mio tour per questa volta ;) spero si essere stata utile!

mercoledì 30 giugno 2010

Gli anni 80 abbattono i muri anche nell'Università

Nel 1985, dopo anni difficili che ebbero come protagonista la divisione più che l'unità, viene ormai chiaramente riconosciuta da tutte le istituzioni comunitarie eurepee la necessità di tenere in considerazione le dimensioni umane e sociali della Comunità . In questo senso la cooperazione e la mobilità nell’istruzione diventano finalmente elementi di importanza centrale. Come oggi afferma Sofia Corradi: un “erasmiano” che ritorna è sicuramente un europeista convinto . Cosa che non può fare che bene ad un unione di Stati nei quali spesso non ci si rende conto delle trasformazioni a cui si è testimoni. Il chè non vuol dire doversi omologare ad una nuova cultura nascente, ma cercare di far conciliare le due culture che, tutte e due allo stesso modo, ci appartengono: quella del nostro Stato d’appartenenza e quella europea. tutto ciò in un contesto dove sempre più il termine globalizzazione può essere sostituito con il termine glocalizzazione , cioè globale e locale come due facce della stessa medaglia, dire sì all’abbattimento di ogni frontiera ma conservando gelosamente l’attaccamento alla propria terra.
A questo punto l’azione che porta alla nascita vera e propria del Programma Erasmus diviene estremamente spedita. Fatto tesoro dell’esperienza dei circa seicento JSP o programmi comuni di studio finanziati in dieci anni, viene convocata un’apposita riunione a Bruxelles in cui la Commissione Europea presenta le proposte effettive per il Programma. Nel giugno 1986 i Ministri dell’Istruzione dei Dodici approvano gli obbiettivi e il piano generale dell’Erasmus e anche il Parlamento Europeo e il Comitato economico e sociale danno il loro pieno appoggio.
Dopo vari problemi di natura economica il varo definitivo avvenne il 14 maggio 1987 nella riunione del Consiglio dei Ministri dell’Istruzione. Al neonato Programma fu dato il nome ERASMUS (nome con cui ancora oggi è menzionato nonostante sia stato poi inglobato in un Programma più ampio) che oltre ad essere la latinizzazione del nome Erasmo da Rotterdam , è soprattutto l’acronimo di European Action Scheme for the Mobility of University Students. Dal nome del Programma è poi derivata la tendenza a indicare anche altri programmi comunitari con nomi di illustri personaggi delle varie culture europee quali Socrates, Leonardo o Comenius .

sabato 29 maggio 2010

3 consigli musicali

Ultimamente nel tempo libero mi concentro sulla ricerca di nuove band musicali interessanti e vi aggiorno su quello che ho scoperto in quest'ultimo mese di più o meno "disoccupazione".

1) THE DEAD WEATHER, dal nome potrebbe sembrare un gruppo metal ma in realtà è formato da pezzi grossi dell'alternative rock: la cantante dei Kills, il bassista dei Raconteurs, il chitarrista dei Queen of the stone age e infine il cantante/chitarrista/batterista dei White stripes.



2) LIARS, un gruppo newyorkese nato nel 2000 come punk-funk e col tempo trasformatosi in noise-new wave. non a caso dal 2004 risiedono a Berlino...capitale mondiale dell'avanguardia!


3) DELOREAN, è un gruppo indie proveniente dall'estremo nord della Spagna, un bellissimo paese di Guipuzcoa (in cui io ho scattato una delle foto a cui sono più affezionata), Zarauz! suonano insieme dal 2000 ma solo da pochi anni sono diventati famosi più a livello internazionale che nel loro stesso paese. del resto senza offesa, la Spagna non è sicuramente la patria dell'innovazione musicale.

mercoledì 12 maggio 2010

Sofia Corradi "Mamma Erasmus", un'europeista nel '68!

“Non è stato certo un percorso facile, iniziato sulle rovine di un’Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale e nel quale la guerra fredda rappresentava un presente molto sofferto. È stato un percorso costruito con ottimismo e ferma determinazione da persone di buona volontà appartenenti a culture che al tempo si consideravano assai diverse l’una dall’altra” dice la dottoressa Sofia Corradi, docente ordinario della facoltà di Scienze della Formazione presso l’università di Roma Tre, considerata la madre del Progetto Erasmus.
L’interesse verso un sostegno pratico alla mobilità studentesca internazionale era nato nella Corradi studentessa e non nella Corradi professoressa, in quanto durante i suoi studi universitari aveva avuto la possibilità di usufruire nel 1959 delle borse di studio del Programma Fullbright, che permettevano di effettuare un periodo di apprendimento all’estero. Al suo ritorno, nonostante avesse conseguito il titolo di Master of comparative law alla Columbia University, le era stato rifiutato il riconoscimento dei tre esami che ancora le mancavano per il conseguimento della laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Roma.
Da qui inizia appunto la sua battaglia per un Programma di mobilità che fosse davvero dalla parte degli studenti.
Nel 1962 la Corradi vince il Concorso Mondiale Nazioni Unite bandito dall’International Federation of Business and Professional Women e questo la porta giovanissima alla sessione della Commissione per i diritti umani svoltasi a New York presso il quartier generale dell’ONU. In questa occasione essa si dedica all’approfondimento dei temi relativi al diritto all’educazione come diritto umano fondamentale.
Nel 1969 a Ginevra in occasione dell’Assemblea generale della conferenza dei Rettori Europei si inizia a parlare di autonomia universitaria, che risulterà poi l’innovazione fondamentale per la costruzione dell’Erasmus. E bisogna riconoscere in questa occasione alla Professoressa Corradi il merito di essere riuscita a coinvolgere tutti i Rettori in un periodo di contestazione studentesca che esigeva la quotidiana presenza dei Rettori in sede.
Questo avvenne grazie ad un ingegnoso trabocchetto (ideato considerando le dinamiche degli ambienti internazionali a cui la Corradi si era già abituata a seguito dell’esperienza all’ONU): la Corradi inviò personalmente a ciascun Rettore una lettera facendoli intendere che tutti avevano aderito all’assemblea tranne il destinatario della suddetta lettera .
Questa importante assemblea offriva alle autorità comunitarie e ai Governi nazionali la chiave per impostare la politica comunitaria in un settore come l’educazione, che stranamente era stato tralasciato dal Trattato di Roma che aveva sancito l’inizio del cammino verso l’Unione Europea.
In Italia intanto, vi era ancora una concezione molto nazionalista per la quale i cittadini italiani non dovevano studiare all’estero se non in caso di particolari circostanze familiari. Nonostante questo, il nuovo disegno di legge del 1969, prevedeva un principio molto rivoluzionario per l’epoca: si accordò allo studente la facoltà di organizzare autonomamente il proprio piano di studio, da sottoporre poi all’approvazione di un Consiglio di facoltà . E questo fu un gran passo verso l’abolizione di uno dei più grossi ostacoli alla mobilità degli studenti che senza la rigidità del piano di studio tradizionale diventano decisamente più liberi di compiere un tratto del proprio percorso presso università estere.

C’è da dire che naturalmente la contestazione universitaria di quegli anni è stato un contesto determinante nel porre i problemi degli studenti all’attenzione dei singoli Governi, ma anche l’influenza esercitata in quel periodo da alcuni Rettori ha fatto una parte del lavoro.

venerdì 9 aprile 2010

Uno studente venuto da lontano

Nelle Università medioevali non era possibile frequentare medicina, diritto canonico o qualsiasi altra facoltà senza aver frequentato prima corsi di cultura generale che insegnavano l'essenziale, ovvero una visione dell'uomo nei suoi rapporti con gli altri uomini. Un modo questo di concepire lo studio, molto moderno e per niente oscurantista come ci si poteva aspettare da quei tempi .
Gli ordini degli studi erano comuni, gli studenti non appartenevano ad una sola Università, potevano frequentare i corsi di tutte le Università esistenti e quindi spesso per seguire le lezioni dei migliori docenti si spostavano da una sede all’altra affrontando viaggi interminabili a piedi o a cavallo. Questo è il modello di Università che ha probabilmente ispirato e permesso la nascita della cultura europea. E a questo modello probabilmente hanno pensato anche i fondatori del programma di mobilità internazionale più affermato in Europa.
I programmi di cooperazione internazionale tra università prima del Progetto Erasmus
Si chiamavano JSP (Joint Study Programs o programmi comuni di studio) ed erano accordi interdipartimentali per lo scambio di studenti, spesso basati sulla buona volontà di docenti illuminati.Dal 1976 al 1984 la Commissione europea finanzia 409 JSP e le università italiane partecipano a ben 73 progetti, con un peso percentuale pari al 18%.
Inizialmente il programma non prevedeva i veri e propri contratti istituzionali che abbiamo oggi ma semplicemente accordi tra atenei molto simili ai suddetti JSP e registrati dai programmi interuniversitari di cooperazione chiamati PIC.
Considerato che a livello istituzionale ancora non c’erano molte informazioni a riguardo, i professori solitamente congedavano gli studenti in partenza con un poco rassicurante “andate e fateci sapere di cosa si tratta!”, erano quindi i coraggiosi “pionieri” dell’Erasmus che hanno aperto la strada a milioni di ragazzi negli anni a seguire.